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Un giorno verrà

Giulia Caminito

Si può essere fratelli e sorelle, senza padre/madre e senza Dio? Il compagno politico è il fratello o è l’amico pubblico? Anche attorno a queste riflessioni Giulia Caminito ha sviluppate le due coppie di fratelli e sorelle protagonisti del suo ultimo libro: Un giorno verrà.

Si tratta di un romanzo per nulla convenzionale con un’ambientazione storica e geografica fortemente dettagliata e precisa, frutto di serie ricerche d’archivio. Eppure lo stile veloce e arguto con cui l’autrice ci racconta le vicende lascia abilmente sullo sfondo gli eventi storici e ci regala delle pagine di elegante narrativa. 

I protagonisti, Lupo, Nicola, Nella e la Moretta, si stagliano altissimi rispetto agli eventi che gli si muovono attorno, quale lo scontro tra socialismo e anarchia, pur incrociando nel loro percorso tutti i grandi avvenimenti di inizio Novecento: la Settimana rossa, la Grande guerra, l’epidemia di Spagnola.

 

Lupo e Nicola sono due fratelli diversissimi tra loro: dell’uno, bambino-bestia forte, spavaldo e incapace di una qualsiasi forma di mediazione ci si innamora sin dai primi eventi che lo vedono protagonista. Dell’altro, fatto di mollica, che sembra sempre in procinto di svenire o morire, si prova compassione. Per Nella invece è diverso. Lei è una ragazza ribelle che, grazie al nonno anarchico, impara a leggere e a far di testa sua. Ma a quei tempi una donna non può permettersi la libertà e per questo il padre la obbliga alla clausura. Qui però incontrerà una donna fortissima, la badessa, che proprio da dietro l’alto muro del Convento esercita un grande potere. 

 

Il romanzo è ambientato a Serra de’ Conti, un bellissimo borgo marchigiano nell’entroterra di Senigallia.

Proprio lì fino a mezzo secolo fa c’era un convento di clausura guidato da una badessa, la Moretta, dalla fede bollente che, senza uscire mai dalle mura del convento, riuscì ad aiutare la gente del borgo con generosità e impegno. Nel libro l’autrice riprende la storia realmente accaduta e documentata di questa grande donna, la cui statua è tutt’oggi visibile nel museo in cui il convento è stato trasformato.

Era una donna nera, rapita nel suo paese in Africa, e venduta come schiava all’età di otto anni. Riscattata da un prete, arrivò in Italia dopo un lungo viaggio in mare agli inizi dell’800 e finì in convento. Qui fu prima una ribelle dispettosa. Poi, invece, si innamorò di Dio e nel suo nome divenne fortissima. Le vicende dei protagonisti si intrecciano in modo tale che in Nicola, soldato sul Piave durante la Prima guerra mondiale, cresca un coraggio che non ha mai avuto. Proprio al Convento si svolge l’epilogo del romanzo che lo vede alzare un’arma contro Lupo, quel fratello che l’ha sempre accudito e difeso.

 

Misticismo e anarchia, sembra dire la Caminito, hanno molto in comune e i conventi furono luoghi in cui vennero messe in pratica, in piccolo, molte dinamiche auspicate dall’anarchia per la riorganizzazione sociale. Sono un fuoco che muove e illumina gli uomini e le donne che incarnano grandi ideali, utopie poco frequentate al giorno d’oggi, specie dai più giovani.

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