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Gennaro Serio ha vinto

il Premio Calvino

Gennaro Serio con L'attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI ha vinto la 32° edizione del Premio Italo Calvino per scrittori esordienti. Due le menzioni speciali assegnate dalla giuria a Cristina Gregorin e Daniela Gambaro. 

Le motivazioni della giuria

La giuria ha deciso di assegnare il Premio a L’attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI "per il coraggioso esperimento metaletterario condotto nel testo con lingua poliedrica, sulla scia dei modelli cosmopoliti di Vila-Matas e Bolaño. Un giallo sofisticato dal gusto ironico e parodistico che vede i protagonisti in viaggio per l’Europa dei luoghi di culto della scrittura terminando nella Gibilterra dell’immortale Molly Bloom".

 

La giuria ha anche assegnato due menzioni speciali.
La prima è andata a
L’ultima testimone di Cristina Gregorin, "per la capacità di affrontare in modo obiettivo ed empatico la scabrosa pagina della storia italiana che ha per protagoniste Trieste e l’Istria fra guerra e dopoguerra, tra conflitti etnici e politici in un complesso quadro internazionale. L’agire ambiguo dei personaggi gioca a favore della trama e della suspense ponendo in risalto il tema della moralità dell’azione".
 

La seconda menzione speciale è per Dieci storie quasi vere di Daniela Gambaro, "una raccolta di racconti che ha come filo rosso il femminile nei suoi aspetti di oscurità, di mancanza, di desiderio, particolarmente incentrata sul tema della maternità variamente declinato e delineato. Punto di forza del testo una scrittura consapevole, attenta al dettaglio e rivelativa di un buon controllo sui meccanismi emotivi e narrativi".

 

La Menzione Speciale Treccani 2019 è stata attribuita al romanzo I Pellicani di Sergio La Chiusa.
"
I Pellicani - si legge nella motivazione - accoglie all’interno di un testo agile e compatto e per mezzo di una scrittura piana e puntuale in perenne equilibrio tra analisi e ironia, gli stilemi del contemporaneo e li fa suoi in maniera assolutamente originale. La lingua avvolge con sapienza una dinamica post metropolitana, in cui solitudine, angoscia e tensione divengono i colori esatti di una scrittura consapevole che agendo in levare delinea i contorni di un’emotività singolare e al tempo stesso plurale".

 

Il Direttivo del Premio Italo Calvino ha infine assegnato una Menzione speciale a Sildenepro, il fantasista ribelle di Roberto Peretto: "con scrittura impervia e drammaticamente emotiva, riscrive, in chiave privata, la storia sociale e antropologica italiana dell’ultimo cinquantennio, rivelando un’intelligenza agguerrita e implacabile, innestata su un sentire profondamente umano e solidale. Con tale riconoscimento si vuole anche segnalare l’ostinato impegno ‒ senza compromessi ‒ dell’autore nella scrittura".
 

Vincere il Calvino è il sogno coltivato da una vita

Ma anche finire nel ristretto novero dei segnalati apre spesso e volentieri le porte del mondo dell’editoria. Anzi, equivale ad entrarci dalla porta principale.

Basta scorrere l’elenco delle ultime edizioni per rendersene conto.

Chi ha pubblicato dopo il Calvino

Nel 2018, oltre a L’animale femmina di Emanuela Canepa, vincitrice del Calvino, che ha pubblicato il suo romanzo d’esordio con Einaudi Stile Libero, sono usciti i libri di Marco Albergati (La più bella estate, Alter Ego, segnalato XXVIII edizione), Andrea Esposito (Voragine, Il Saggiatore, finalista XXX edizione), Lorena Fiorelli (Le convenienze, Castelvecchi, segnalato XXX edizione), Davide Martirani (Come si sta al mondo, Quodlibet, finalista XXX edizione), Alessandro Pierozzi (Luce in una notte romana, Piemme, finalista XXIX edizione), Donatella Romanelli (Angelina corre veloce, Il seme bianco, segnalato XXXI edizione) e Cesare Sinatti (La Splendente, Feltrinelli, vincitore ex aequo XXIX edizione).

L’anno prima a esordire erano stati Alessandro Calabrese, Barbara Vasco, Eugenio Raspi, Giuseppe Imbrogno, Lorenzo Della Fonte, Roberto Todisco e Valerio Callieri, vincitore ex aequo XXVIII edizione con Teorema dell’incompletezza.

Tra le case che hanno pubblicato vincitori e segnalati del Premio, oltre a molti editori meno conosciuti dal grande pubblico ma dai cataloghi pregevoli, ci sono tutti i grandi marchi storici dell’editoria italiana: Einaudi, Giunti, Feltrinelli, Bollati Boringhieri, Guanda, Bompiani, Rizzoli, Marsilio, Baldini & Castoldi, Frassinelli, Mondadori.

Un’attenzione che non sorprende, considerando il parterre d’eccezione delle giurie. Negli anni a giudicare i manoscritti inviati si sono alternati nomi del calibro di Natalia Ginzburg, Cesare Segre, Cesare Cases, Jacqueline Risset, Tiziano Scarpa, Silvia Ballestra, Carlo Lucarelli, Gianrico Carofiglio, Michela Murgia.
 

Chi decide i vincitori del Calvino

Le speranze di approdare in breve tempo in libreria, insomma, sono ben riposte. Ma chi decide se anni di fatica, ansie, ripensamenti e palpitazioni sono stati ben impiegati?

La sorte dei 724 concorrenti dell’edizione 2019 è affidata a un doppio vaglio per cerchi concentrici.

Il primo scrutinio è affidato ai lettori.

Ognuno riceve 10-15 manoscritti, legge e valuta redigendo una prima scheda di lettura.

Poi i lettori iniziano a incontrarsi e, di riunione in riunione, scambiandosi manoscritti e schede di lettura, la scrematura procede implacabile. Alla fine, di tante speranze, si salveranno quelle dei 10-12 finalisti il cui lavoro viene inviato alla giuria.

L'ultima parola alla giuria

La parola definitiva spetta alle cinque personalità del mondo letterario (scrittori, critici, letterati) selezionate ogni anno dal Premio. A loro la scelta del vincitore e, eventualmente, la possibilità di segnalare altre opere degne di interesse.
 

Italo Calvino, lo scrittore e l’editor

Fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Lalla Romano e Cesare Segre, il premio è un omaggio al lato meno conosciuto dal grande pubblico dell’attività di Calvino: il grande scrittore è stato infatti per molti anni editor e scopritore di nuovi talenti per Einaudi.

Premio Calvino, istruzioni per l’uso
  • Il Premio Calvino è rivolto a opere di narrativa inedite di autori esordienti. Le opere possono essere sia romanzi che raccolte di racconti.

  • Per partecipare è necessario inviare i manoscritti cartacei, in due copie.

  • Il testo deve essere inedito, ma negli ultimi anni il Premio ha deciso di ammettere anche le autopubblicazioni (sia cartacee che e-book), le pubblicazioni a pagamento o con obbligo di acquisto di copie, su Internet, su riviste, le edizioni a distribuzione locale o a cura di associazioni culturali o di enti locali. Il vero discrimine è insomma quello della “distribuzione nazionale” dell’opera in concorso.

  • L’autore può partecipare anche con più di un’opera e anche con opere scritte a quattro mani (ma non più di quattro) se entrambi gli autori hanno i requisiti richiesti.

 

I nomi dei finalisti vengono resi noti e pubblicati sul sito dieci giorni prima della premiazione.

Non hai vinto? Ritenta, se vuoi

«Per il Comitato di Lettura del premio Calvino - si legge nel sito internet del Premio - il vero vincitore è l’insieme dei manoscritti. Ai Lettori piace immaginare che gli autori premiati assumano, anno dopo anno, il ruolo di rappresentanti, di delegati, per così dire, di quel vincitore collettivo rappresentato dall’insieme dei manoscritti».

 

Bellissima immagine, che difficilmente basterà a cancellare la delusione di un sogno infranto.

Siccome però la strada verso la gloria è lastricata di cadute da cui rialzarsi con nuovo entusiasmo, qualcosa di utile da portarsi a casa c’è comunque: a tutti gli autori, la redazione del Premio Calvino invia un giudizio dell’opera presentata. E chissà che le indicazioni tecniche e stilistiche fornite dalla scheda di lettura non possa servire da punto di partenza per un nuovo tentativo. Al Calvino, o altrove.

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