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Premio Campiello,

la cinquina dei finalisti

Laura Pariani, Paolo Colagrande, Giulio Cavalli, Francesco Pecoraro e Andrea Tarabbia sono i cinque finalisti dell’edizione 2019 del Premio Campiello, il riconoscimento promosso da Confindustria Veneto che ogni anno va a un’opera di narrativa italiana. Il nome del vincitore sabato 14 settembre alla cerimonia finale a Venezia.
Marco Lupo ha vinto il premio Opera Prima.

Sono Il gioco di Santa Oca di Laura Pariani (La nave di Teseo), La vita dispari di Paolo Colagrande (Einaudi), Carnaio di Giulio Cavalli (Fandango), Lo stradone di Francesco Pecoraro (Ponte alle grazie), Madrigale senza suono di Andrea Tarabbia (Bollari Boringhieri) i cinque finalisti del Premio Campiello, scelti dalla giuria presieduta dal magistrato Carlo Nordio tra i quasi 300 libri in concorso.
E saranno ancora 300 i “lettori anonimi”, selezionati in tutta Italia, a scegliere il vincitore che sarà proclamato sabato 14 settembre al teatro La Fenice di Venezia.

 

Marco Lupo vince il premio Opera Prima

Hamburg (Il Saggiatore) di Marco Lupo ha invece vinto il premio Opera Prima, che dal 2004 viene assegnato a uno scrittore esordiente.
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Hamburg – si legge nelle motivazioni – è un libro sulla labilità della memoria e su come venga tramandata da un gruppo di lettori clandestini. In un mondo di macerie che ricorda le atmosfere di Fahrenheit 451, un coro di voci si ritrova, segretamente, ogni lunedì in una libreria. Non si tratta di una “allegra brigata” che si ritira su un colle ameno, bensì di una banda di resistenti che scorge nella lettura la medesima funzione che gli uomini primitivi attribuivano agli affreschi delle grotte di Lascaux. Così Hamburg mette in scena uomini e donne sconfitte dalla storia, famiglie costrette a nascondersi sotto terra per sfuggire al bombardamento alleato che nel 1943 rase al suolo la città anseatica. La struttura esplicitamente metaletteraria incastona una serie di frammenti di libri e un apparato di immagini fotografiche; ricordando Austerlitz di Sebald e Mattatoio n° 5 di Vonnegut, Marco Lupo fa della maceria il tema e la forma stessa della sua narrazione: la trama ne esce martoriata, con originali effetti di disorientamento per il lettore».