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Alessio Forgione

vince il Premio Berto

Alessio Forgione, con Napoli mon amour (NN Editore), è il vincitore della 27° edizione del Premio letterario per esordienti Giuseppe Berto, fondato nel 1988 da Cesare De Michelis.

 

È stato proclamato a Mogliano Veneto (sabato 29 giugno) da Ernesto Ferrero, presidente della giuria composta anche da Cristina Benussi, Giuseppe Lupo, Laura Pariani e Stefano Salis. Forgione ha prevalso sugli altri finalisti, Jonathan Bazzi con Febbre (Fandango Libri), Alice Cappagli con Niente caffè per Spinoza (Einaudi), Francesca Maccani con Fiori senza destino (SEM) e Lorenzo Moretto con Una volta ladro, sempre ladro (Minimum Fax).

Un napoletano trapiantato a Londra

Nato a Napoli nel 1986, Alessio Forgione vive a Londra e lavora in un pub.

Napoli mon amour è il suo romanzo d’esordio e narra di un trentenne che vive a Napoli e non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Le sue giornate passano lente, tra la vita con i genitori, le partite del Napoli, le serate con l’amico Russo e la ricerca di un lavoro. Dopo l’ennesimo, grottesco colloquio, decide di dare fondo ai suoi risparmi e di farla finita. Un giorno, però, incontra una bellissima ragazza e se ne innamora. Questo incontro riaccende i suoi desideri e le sue speranze: vivere, essere felice, scrivere. E incontrare Raffaele La Capria, il suo mito letterario. Ma l’amore disperde ancora più velocemente energie e risorse, facendo scivolare via, un centesimo dopo l’altro, i desideri ritrovati e le speranze di una vita diversa.

«Una voce che ci diventa subito amica per la malinconia, la dignità, la ruvida tenerezza, lo humour accorato, l’amara autoironia, il mix tra realistico e visionario, ma anche l’economicità che sovrintende il suo accorto minimalismo. È con sincera convinzione che diamo ad Alessio Forgione il benvenuto nella categoria dei veri scrittori», ha commentato il Presidente della Giuria Ernesto Ferrero motivando la scelta.

 

Le motivazioni della giuria

Sono state una cinquantina le opere prime presentate dalle case editrici italiane e selezionate dalla giuria.

Sono tutte di narrativa, com’è peculiarità del Premio Berto che, in nome dello scrittore “venetocalabrese”, ha mantenuto invariata la propria formula di premio riservato esclusivamente a scrittori esordienti, conservando quel ruolo di scopritore di talent scout iniziato nel 1988.

Questa edizione ha confermato la presenza tra i partecipanti, di numerosi piccoli editori indipendenti, molti del Sud, che competono con i loro esordienti al fianco di tutte le grandi case editrici nazionali. Torna a crescere la presenza femminile quasi al 50 per cento del totale.

Chi ha vinto il Premio Berto

Il Premio, vinto nell’edizione 2018, da Francesco Targhetta con Le vite potenziali (Mondadori), è stato trampolino di lancio per alcuni dei maggiori talenti della letteratura contemporanea, tra cui Paola Capriolo con La grande Eulalia (1988), Michele Mari con Di bestia in bestia (1989), Luca Doninelli con I due fratelli (1990), Paolo Maurensig con La variante di Lüneburg (1993), Francesco Piccolo con Storie di primogeniti e figli unici (1997), Elena Stancanelli con Benzina (1999), Giuseppe Lupo con L'americano di Celenne (2001), Antonia Arslan con La masseria delle allodole (2004), Francesco Pecoraro con Dove credi di andare (2007).